Una calda spiaggia di sabbia bianca, finissima, davanti un mare di acqua limpida e cristallina, in alto il maestoso volo dei gabbiani. No non sei ai tropici! Sei a San Vito Lo Capo! Il Mare e le bellezze naturali sono le caratteristiche che fanno della cittadina uno dei paradisi della Sicilia, da scoprire per la sua semplicità. Chi giunge a San Vito, appena superata la Cappelletta di Santa Crescenzia, vede il mare ancora prima di incrociare le prime case e per le stradine scorgere policromatiche fioriere, buganvillee e panchine in pietra di tufo che decorano i tipici cortiletti che qui chiamano “bagli” . Una miscela di colori che richiamano alla mente i colori d'Africa: un richiamo costante che s'insegue tra le vie strette, in mezzo alle case bianche, basse, ammantate dal verde degli aulenti gelsomini. Passeggiando per le vie del paese ci si imbatte in uno degli elementi più tipici della cittadina: il Santuario eretto in onore di S. Vito, il Santo Patrono che viene festeggiato ogni anno il 13 giugno con una suggestiva rievocazione storica dello “Sbarco del Santo” sulla spiaggia al calar del sole. Il faro, uno dei più elevati della Sicilia, svetta sul paesaggio, una luce puntata sulla qualità del territorio, sui valori umani e sulla sacralità dell'ospite, simboli dei valori più veri di questa magnifica terra. Numerose sono le torri di avvistamento disseminate su tutto il territorio di San Vito Lo Capo, caratteristiche costruzioni a pianta quadrata, realizzate verso la fine del '500 erette a difesa dell'isola contro le incursioni dei corsari. Da segnalare l’eccezionalità del “Torrazzo” che è l’unica torre che ha struttura cilindrica per la probabile influenza araba. Il porto di San Vito, racchiuso nel golfo delimitato dalle Punte del Faro e di Solanto, è da sempre garanzia di sicurezza. Già Fenici, Romani, Arabi, Normanni e Spagnoli, ritenuti tra i più esperti navigatori dell'antichità, nel corso delle loro imprese commerciali o piratesche vi si rifugiavano quando il Mediterraneo minacciava tempesta. Altro edificio storico è la "tonnara del secco" che con gli impianti della lavorazione del pesce, che in passato hanno contribuito notevolmente all' economia di San Vito Lo Capo con il commercio dei prodotti della tonnara, sono la suggestiva testimonianza del tradizionale e antico rito della "mattanza", di cui oggi rimane soltanto il ricordo nei racconti dei pescatori e nei ruderi che ancora resistono alle intemperie e all’erosione delle mareggiate.
IL PORTO
Il porto di S. Vito Lo Capo è costituito da un molo di sopraflutto a gomito di 430 m banchinato, e da un molo di sottoflutto di 180 m con l'ultimo tratto banchinato. Dal molo di sopraflutto si dirama un altro molo interno di 100 m banchinato a SW. E' un ottimo rifugio anche per le grosse imbarcazioni da diporto. Pericoli: a causa del frequente insabbiamento della testata del molo di sottoflutto, per ordinarie mareggiate invernali e conseguente formazione di bassi fondali, è consigliabile tenersi ad una distanza minima di sicurezza dal fanale rosso del predetto molo. Orario di accesso: continuo. Accesso: entrando in porto tenersi sulla destra; la testata del sottoflutto è soggetta a insabbiamento. Fari e fanali: 3170 (E 1986) - (Radiofaro Circolare) faro a lampi bianchi, periodo 5 sec., portata 25 M, a 150 m dall'estremità del Capo (visibile da 036° a 360°); 3172 - fanale isofase a luce rossa, periodo 4 sec., portata 6 M, nella torre del faro precedente (visibile da 165° a 225° sulla secca a N); 3176 (E 1987) - fanale a lampi verdi periodo 5 sec., portata 5 M, sull'estremità del molo di sopraflutto; 3176.2 (E 1987) - fanale a luce fissa verde 2 vert., portata 3 M, sull'estremità del molo interno (distanza di sicurezza 15 m); 3177 (E 1988) - fanale a luce fissa rossa 2 vert., portata 3 M, sull'estremità della scogliera di sottoflutto. Fondo marino: sabbia e alghe. Fondali: in banchina da 2 a 8 m. Posti barca: 400 circa. Lunghezza massima: 40 m. Venti: levante, grecale. Traversia: scirocco. Ridosso: con venti del III e IV quadrante. Rade sicure più vicine: Golfo di Cofano, Castellammare del Golfo.
LA RISERVA DELLO ZINGARO
Istituita Riserva Naturale Orientata dello Zingaro nel maggio 1981 si estende per 1700 ettari da Castellammare del Golfo a San Vito Lo Capo degradando verso il mare con una costa di circa 8 chilometri ricca di calette tranquille dalle acque limpidissime. Di particolare interesse la vegetazione con piante endemiche: dalla Palma Nana all' Albero del Sughero, dal Fiordaliso di Sicilia al Giaggiolo. Riguardo la fauna va segnalata la presenza di diverse specie di rapaci che qui nidificano regolarmente: Falco Pellegrino, Gheppio, Poiana, Acquila del Bonelli e Barbagianni. Testimonianze di insediamenti preistorici sono state ritrovate nella Grotta dell'Uzzo con Grafiti riguardanti scene di caccia.
CASTELLUZZO e BAIA SANTA MARGHERITA
Castelluzzo frazione del Comune di San Vito Lo Capo si trova a 30 km da Trapani e si raggiunge agevolmente da Palermo percorrendo l'Autostrada A29 uscendo a Castellammare del Golfo e proseguendo per la Strada Statale 187 in direzione San Vito Lo Capo. La strada si snoda fra colline incolte e montagne brulle fino al "Passo del Biro", famoso in altri tempi per le numerose rapine che venivano perpretate ai danni dei viaggiatori anche in pieno giorno. Castelluzzo si estende per tre chilometri sulla Strada Provinciale che dal “Bivio Lentini” porta a San Vito Lo Capo e la sua altezza sul livello del mare varia dai 35 ai 130 mt. Definita “La Valle degli Ulivi” a giusta ragione date le vaste piantagioni di olivi che circondano l’agglomerato urbano, che rendono il Paese una tappa obbligata del turismo naturalistico e dagli amanti delle escursioni a cavallo. La spiaggia di Cala dell’Arena [foto sopra], le numerose calette di bianchissimi ciottoli che da quest’ultima arrivano fino ai piedi del Monte Cofano ricadono all'interno della Baia Santa Margherita, un progetto volto alla valorizzazione della costa compresa tra Macari e Monte Cofano che nel 2010 con opportuni interventi da parte delle autorità mirati a scoraggiare il parcheggio selvaggio lungo i litorali hanno restituito il litorale alla natura. All'uopo sono stati istituiti servizi di parcheggi fuori dall'area interessata e servizi di navetta che garantiscono comunque la balneazione e la fruizione della costa.
MACARI
Il territorio di San Vito Lo Capo può essere paragonato ad un anello in cui vi sono incastonate tre meravigliose perle preziose: San Vito, Macari e Castelluzzo, nessuna perla preziosa è uguale all'altra, lo stesso si può dire per queste località, tutte stupende ma nessuna uguale. Questo territorio ha la fortuna di essere compreso fra due riserve naturali,quella di Monte Cofano e dall'altro lato quella dello Zingaro che in qualche modo lo proteggono e lo rendono unico. Makari è compresa tra via di Grotta Perciata e Passo dei Monaci. Due torri d’avvistamento, proteggono il suo territorio, narrandoci storie di pirati barbareschi e giovani nobili siciliani, di rapimenti , di riscatti, di schiavitù e libertà, ma la sua storia ci conduce ad epoche lontane. Nel territorio di Macari e nelle sue immediate vicinanze è possibile trovare delle grotte che indicano il luogo come insediamento del paleolitico superiore e del mesolitico [Sebastiano Tusa: “La Sicilia nella preistoria]Ma nel prosieguo della storia è “impossibile separare questa zona dall’antico “territorium” di Monte S. Giuliano che è un sito con un’eccezionale continuità di insediamento, sono stati rinvenuti materiali che riconducono alla prima metà del 1° millennio a. C., attraverso elementi connotanti la forte presenza punica che trasformò Erice in centro religioso ed emporium, fino alla conquista di Dorieo nel 510 a.C. , nuove fotointerpretazioni archeologiche hanno permesso infatti di i individuare in questa zona l’antica città di Eraclea di Sicilia, ipotesi che troverebbe conferma nelle indicazioni geografiche degli storici Greci e nella tipologia dei cocci ceramici rinvenuti in situ. Fondata da Dorieo nel 510 a.C., come tramandato da Erodoto, Tucidide e Diodoro Siculo, la città durò solo venticinque anni cioè fino al 480 a.C. prima di essere espugnata dal generale punico Malco e cambiare il proprio toponimo in Makara (Makari) che ancora resiste [Valentina Di Via Colli: ”Continuità insediativa dell’Ager Erycinus, Monumenti del passato in cerca di identità]. A conferma può essere ricordata la strada punica ben tracciata e identificata nei pressi di Custonaci e che arrivava certamente a queste Zone. La continuità è attestata, in quanto, questa strada, è ricalcata su quella romana, è segnata da cippi miliari da cui emerge chiara la figura della dea Tanit, e che riconducono all’identificazione di un tratto della via Valeria che andava da Lilybeo a Messina e di cui Custonaci era una Statio. In seguito il territorio trasse indiscutibile e precisa identità intorno al Santuario di San Vito come ci dicono le torri d’avvistamento e conoscenze tramandate che si muovono tra storia e leggenda. Insomma questo territorio costellato di Chiesette rupestri, grotte preistoriche, Santuari, Edicole Sacre resti di conventi e torri, ha vissuto tutte le fasi della storia, tutte le dominazioni, e di questa storia millenaria, immersi in un incantevole panorama, stupiti dall’improvviso e inatteso fiorire, tra le pietre, di un iris selvatico o di un sanguigno papavero, è possibile ritrovarne i segni. [Testo " MACARI
" a cura della Prof.ssa Stefania Lucido].
